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Paralisi economica? Una panoramica sull’economia internazionale

Capita ogni tanto di imbattermi in dati abbastanza negativi. È il caso di questo documento pubblicato dalla BIS (Bank of International Settlements). La BIS, come molti sapranno, fu creata nel primo dopoguerra allo scopo di gestire i pagamenti che la Germania, perdente, doveva effettuare per rimborsare le vincitrici Francia e Gran Bretagna.

Ora il problema del pagamento dei danni della guerra è definitivamente terminato, la BIS si occupa tra le altre cose, di redarre dei rapporti sistematici sull’andamento dell’economia globale. Quest’ultimo in cui ho avuto l’opportunità di imbattermi, è particolarmente preoccupante.

I punti salienti sono le seguenti riflessioni: la turblenza dei mercati relativamente alla crisi finanziaria di paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo sarebbe nulla confronto all’effetto devastante che seguirebbe la perdita di fiducia da parte degli investitori nel debito sovrano di una delle maggiori economie. Inoltre, parlando della necessità di introdurre più alti tassi d’interesse, si afferma che il tentativo di attenuare gli effetti dell’ultima crisi finanziaria non deve gettare le fondamenta per il verificarsi della prossima crisi. E per ultimo, l’aumento dei prezzi di prodotti alimentari e altre materie prime così come il declino economico, prospettano la possibilità del serio innalzamento dell’inflazione.

Dal 2007, nei paesi più avanzati si sono creati circa 45 milioni di disoccupati. Circa il 50% in più di prima. E al riguardo i governi sembrano non fare praticamente nulla, sembrano come tutti paralizzati. Si percepisce come un senso d’impotenza palpabile leggendo i dati della BIS così come ascoltando il discorso del presidente della Federal reserve Bernake. È come se il sistema economico non avesse più strumenti per autoripararsi, come se ogni volta che escono le nuove quotazioni sulle materie prime non restasse altro da fare che pregare perchè i prezzi calino.

Francamente non desidero esprimermi tecnicamente al riguardo, anche perchè non ne avrei gli strumenti e la preparazione. Tuttavia, credo che buona parte delle cause della crisi fossero prevedibili e perchè no, forse anche studiate a tavolino allo scopo di cambiare un po’ le carte in tavola. Non è forse vero che una economia di libero mercato è destinata ad avere a fasi alterne periodi di crescita e di contrazione? Altrimenti come troverebbe il giusto equilbrio?

Lo Studio Tax & Advise di Londra, offre la propria consulenza a tutti coloro che siano intenzionati ad investire nel Regno Unito o trasferire la propria attività all’estero.

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